L’AUTORITRATTO

come

FOTOTERAPIA  DELL’ANIMA

 

Il primo vero capolavoro divino autoritratto credo che sia stato la SINDONE di CRISTO. GESU’ Impressiona il suo volto con la sua luce folgorante abbagliata d’amore,  “materializzando il suo spirito”, TRANS-FIGURANDOSI, per creare la sua  RESURREZIONE. Un evento di grande portata destinata a cambiare la storia dell’uomo, assicurando la continuità della sua esistenza per la salvezza dell’umanità a chi a deciso di vivere nella sua luce  è,  che con questo Autoritratto di vera sofferenza fatta di chiodi, spine, bellezza fisica e corpo lapidato entra nella “psiche collettiva dell’umanità”, un’immagine apparentemente con una chiave di lettura al negativo come nella vera fotografia trattata su pellicola, più tardi nel 1835 forse Dagherre trova l’ispirazione divina un contatto diretto, ispirato, miracoloso, è che da vita alla più grande scoperta dell’uomo, (la fotografia). Così nasce l’era dell’iconismo, il primo fotogramma meccanico il Dagherrotipo dando inizio alla vera fotografia, cinema, Tv ologramma immagine elettroniche. La prospettiva sulla luce  le ombre, e le geometrie dell’ottica dedotti poi dal grande Leonardo i concetti ideologici con tutti i suoi precetti tecniche della scienza certamente non bastano a formare un’artista  se non sia ha l’idealità emozionale, sentimenti e l’architettura alchemica  mentale del terzo occhio che risiede nella nostra ghiandola pinamidale che si trova  nella nostra scatole cranica e dov’è l’anima  che mette in moto i nostri  cinque sensi umani.  

                                                  Nel volto “ i Misteri Dell’anima”

Autofotografarsi il volto e L’anima a partire dal trecento prendendo conoscenza nel corso della storia da sempre artisti di primissimo piano si sono dedicati a questa forma di espressione dell’io assumendo un’autonomia psicologica da Raffaello Cranach, Leonardo, Caravaggio, Crespi, Masaccio, a Rembradt: Questo si autografa da sempre fino a tardissima età si fotografa come se fosse una sorta di metamorfosi in work-in-progress, fondato sulla vita privata testimoniando il passaggio della sua stessa esistenza. Mentre Artimisia Gentileschi ci descrive la sua violenza subita  con Susanna e i vecchioni.

L’interesse per l’autoritratto ha da sempre suggerito agli studiosi svariate tesi per conoscere personalità, carattere, psicologia umana e culturale. L’effetto dell’autoritratto ideologico, il suo fascino, il suo erotismo tramite lo studio metamorfico si crea la bellezza anche nella sua bruttezza.

Non possiamo esprimere i sentimenti solo con le parole noi abbiamo bisogno di certezze, dobbiamo esprimerci con la fotografia nostro vero mezzo di verità. L’artista che opera con il concetto visivo del ritratto è un inventore di equilibri estetici esperto creatore di concetti visuali che affrontano la psicologia dell’immagine assumendosene la personalità. Ciò che sostengono i morfopsicologi esperti della scienza della fisiognomica e la disciplina che studia la natura umana partendo da Leonardo “Farai le figure in tale atto il quale sia sufficiente a dimostrare quello che  la figura  ha nel animo;  altrimenti  la  tua arte  non sarà laudabile”,[…].

Puntando consapevolmente verso la profondità umana partendo dalla valenza chimica e fisionomica più scienza e psicologia. Come una fotocamera  puntata fra conscio e l’inconscio l’artista esplode attraverso il suo io scavando il suo modo di essere come l’opera di Freud (Interpretazione dei sogni) dal 900 nascita della psicanalisi si entra nell’infinito proliferazione di forme espressive della contemporaneità. Un percorso con la cultura figurativa ma intersecata con la tradizione occidentale che prende l’aspetto del l’affermazione del nostro essere e del “ irreale realtà, ed è realtà che si materializza in verità nella “sensualità” come succede negli “Estasi” San Sebastiano opere interpretati da diversi artisti cogliendo momenti di autointerpretazioni allusivi che vengono ad assumere una funzione del tutto diverso dal passato inventando una costruzione di interazione tra autoanalisi e ricerca della verità oggettiva a partire con altri  artisti come, Reni, L. Giordano, A. Carracci,  Poussen  Tiziano e altri già citati.

Ma e nel sentimento dell’ansia che  si interrogano storici e studiosi, psicanalisti, antropologi da oltre un secolo nasce con la nostra società moderna. Si nutre dell’etica della competizione per le performance del successo poteriologico l’ansia può finire talvolta con l’impadronirsi anche della stessa vita è dell’accumulazione dell’individualismo in parte voluta con l’evoluzione tecnologica del computer dove l’individuo acquista sempre di più consapevolezza di dominatore assoluto del nulla, fino in casi estremi alla perdita dell’identità. Dopo la scoperta della “follia” con Freud emerge quel “male oscuro”. E’ l’allontanamento dall’umanità iniziando da Gouguin rifugiandosi nel mondo esotico che riesce ad esprimersi in un altro non appartenente certamente al suo. Sempre in quel periodo l’uomo inizia a mettersi in moto “ verso la vera catastrofe della propria dissoluzione con l’esperienza forzata della guerra e totalmente traumatizzato inizia a vivere giorno per giorno vivendo la possibilità del proprio modo di essere, sembra che voglia sempre fuggire non tanto dall’invidia o dal nemico visibile ma, quanto da se stesso, meglio da un angoscia terrificante e lacerante che coglie l’individuo all’improvviso. Finito il tempo epocale Leonardiano  dell’uomo dominante qui oggi si rivela al contempo tutta la tragedia e la miseria della esistenza umana, cosi si arriva definitivamente si alla fine del concetto fisionomico.

Autoritratto è Autoanalisi

Autoritratto è l’autobiografia della mia vita da cui registro le mie esperienze intime con profonda passione per la vita, creando una sorta di autoanalisi che stimola la mia crescita, passando dall’isolamento mentale a fine creare tramite il mio terzo occhio immagine microbiologiche, a cui racchiude l’essenza del mio “essere” rendendomi  conto della realtà e, nel momento in cui passa il mio tempo, mostrando il mio (già) passato ma, che solo l’obbiettivo potrà fermare è rendere atemporale ciò che Io sono.

Ma è la ricerca dell’umanità perduta che si traduce alla fine della rappresentazione meramente realistica dell’autoritratto che oggi diventa una vera autentica interpretazione dal modo di essere nello stato esistenziale con l’uomo che spogliato di etica morale e di umanità annullando la propria identità lacerandola, tagliandola,  e deformandola con ammassi di carni devastanti che riscopre “ il nuovo uomo”,  una icona patologica dal tempo di Caravaggio a l’urlo di Münch e allo tempo steso F. Bacon. Artisti come Picasso si sono mascherati per ricercare dignità perduta (vedi nel suo autoritratto ) con la parrucca, Dalì invece si crea una autoicona teatrale gioiosa intellettuale dissacrante con ironia (mitici sono i suoi memorabili baffi) e il suo autoritratto plasmato   metamorficamente  con i corpi nudi femminili formando il suo teschio.

Attualmente sembra che oggi non si possa più fare almeno dell’autodistruzione, artisti che usano mezzi della chirurgia/virtuale per documentare il processo di mutazione facendosi anche trenta  interventi per  fotoriprodursi  i loro processi metamorfosi altri usano il corpo come codice di ambiguità per pretesto “dell’autolesionismo” altri ancora usano la terrificante follia del sesso/spettacolo come trofeo finalizzato in centimetri di lunghezza ad arrivare alla morte mi viene a mente il dannato e grande Mapplethorpe  generando contaminazione  fra generazioni come una catena  di S. Antonio, che a portato straziante e lacerante morte dal AIDS. Altri invece come Gilbert&George hanno attivato la pratica dell’autoerotismo speculare, scioccante intellettuale, mentre Koons, ci mostra la sua penetrazione intima con sua ex moglie. In  molti Musei, Gallerie del mondo c’è solo una cosa che accomuna la nuova Umanità; un ritratto scioccante di un Nuovo Uomo Trans-genico (chimico)-tecnogico, snaturato asettico, alla ricerca di -se-stesso- e perduto dalla sua stessa natura in un mondo oramai Post-Umano ossessionato da un disordine psicologico. Tornando a noi e alla mia “autovisione” sul  “l’autoritratto”, secondo me ha più che mai  il  diritto di essere indagato, studiato, con gli strumenti attuali reali o virtuale,  con l’importanza strategica espressiva della comunicazione, è, lo sguardo interiore che deve essere messo in luce l’interiorità positiva abbagliata d’amore come una icona illuminata dall’anima dando un senso più positivo alla vita, tramite la nostra fotografia sarà possibile conoscersi meglio e conoscere anche gli altri, attraverso il rispetto la sensibilità umana.

Essa mi crea felicità interiore,/ arricchisce culturalmente la mia vita,/ facendomi crescere come uomo,/ portandomi a capire meglio gli altri,/ qualche volta mi sempra di comunicare qualcosa di universale,/ avverto delle volte delle voci dolci prima di oltrepassare delle cose grigie/ e piene di insidie/ un costane ansimare del mio respiro/ mentre sono spinto da un richiamo interiore cercando di entrare per i mutamenti costanti/ che lo stesso corpo e spirito recepisce con speranza/ la voglia di una nuova vita./ Stimolato dall’emozione del mio proprio inconscio in comunione con il (logos) per riscoprire il senso autentico originale del valore umano.

Partendo dal presupposto che ogni essere deve essere se steso e non vendersi al mercato della moda del momento ma rimanere anima (libera intatta) e no contaminata con la falsità nella loro negazione alla vita nel mondo e che vengono favoriti dalla mercificazione del mercato. Trovare invece il senso unitario rimane l’idea che apre la mente                             

                                              FOTOTERAPIA DELL’ANIMA”

Autofotografarsi per me non significa con il mezzo meccanico o con congegni finalizzati dai genitali, ma, con la nostra anima, questo è il vero “autoritratto la vera icona”. A me interessa l’idea il fascino puro l’erotismo, sensualità magnetica, creare bellezza illuminata sotto l’impulso metafisico spirituale.

Noi siamo lo specchio della nostra anima è riflettiamo quello che siamo, se esterniamo bellezza, dolcezza, creatività emotiva  la nostra bellezza verrà fuori come una vera icona plasmata abbagliata d’amore creando valore positivo alla nostra personalità nel caso contrario sarà brutta e insignificante ad ogni modo uscirà sempre  la nostra vera natura, questa e una vera esperienza  essenziale che ogni creativo deve inevitabilmente percorrere.

L’artista che opera con il concetto visivo dell’autoritratto è un creatore e inventore di veri equilibri non solo estetici ma un esploratore dell’anima  (uno studioso autodidatta) nel suo modo di essere, e psicologo,  a cui e chiamato ad assumersi  le  sue responsabilità.  Un immagine è, un momento che durerà per sempre  la nostra vera grandezza consiste proprio nell’immortalità a ciò che  passa sotto visione ma  se ti lasci perdere quel  momento l’avrai perduto per sempre.  Ma è la memoria che costruisce il vero valore imprescindibile legame con la nostra propria identità.

Autoritratto è, una espressione di ricerca del proprio (io)/ l’artista e un creatore che plasma   materialmente la sua spiritualità”/, è la propria umanità che con amore trasmette la sua trascendente sapienza/. L’autore si <<libera>> esprimendosi iconograficamente/.

La pratica dell’autoritratto è una forza trasmessa dall’amore come una sorta di vera fototerapia dell’anima”/.

                                   

Leonardo Maniscalchi