L’AUTORITRATTO
come FOTOTERAPIA
DELL’ANIMA
Il
primo vero capolavoro divino autoritratto
credo che sia
Nel
volto “ i Misteri Dell’anima” Autofotografarsi
il volto e L’anima a partire dal trecento prendendo conoscenza nel corso
della storia da sempre artisti di primissimo piano si sono dedicati a
questa forma di espressione dell’io assumendo un’autonomia psicologica
da Raffaello Cranach, Leonardo, Caravaggio, Crespi, Masaccio, a Rembradt:
Questo si autografa da sempre fino a tardissima età si fotografa come se
fosse una sorta di metamorfosi in work-in-progress, fondato sulla vita
privata testimoniando il passaggio della sua stessa esistenza. Mentre
Artimisia Gentileschi ci descrive la sua violenza subita
con Susanna e i vecchioni. L’interesse
per l’autoritratto ha da sempre suggerito agli studiosi svariate tesi
per conoscere personalità, carattere, psicologia umana e culturale.
L’effetto dell’autoritratto ideologico, il suo fascino, il suo
erotismo tramite lo studio metamorfico si crea la bellezza anche nella sua
bruttezza. Non
possiamo esprimere i sentimenti solo con le parole noi abbiamo bisogno di
certezze, dobbiamo esprimerci con la fotografia nostro vero mezzo di verità.
L’artista che opera con il concetto visivo del ritratto è un inventore
di equilibri estetici esperto creatore di concetti visuali che affrontano
la psicologia dell’immagine assumendosene la personalità. Ciò che
sostengono i morfopsicologi esperti della scienza della fisiognomica e la
disciplina che studia la natura umana partendo da Leonardo “Farai le
figure in tale atto il quale sia sufficiente a dimostrare quello che
la figura ha nel
animo; altrimenti la
tua arte non sarà
laudabile”,[…]. Puntando
consapevolmente verso la profondità umana partendo dalla valenza chimica
e fisionomica più scienza e psicologia. Come una fotocamera
puntata fra conscio e l’inconscio l’artista esplode attraverso
il suo io scavando il suo modo di essere come l’opera di Freud
(Interpretazione dei sogni) dal 900 nascita della psicanalisi si entra
nell’infinito proliferazione di forme espressive della contemporaneità.
Un percorso con la cultura figurativa ma intersecata con la tradizione
occidentale che prende l’aspetto del l’affermazione del nostro essere
e del “ irreale realtà, ed è realtà che si materializza in verità
nella “sensualità” come succede negli “Estasi” San Sebastiano
opere interpretati da diversi artisti cogliendo momenti di
autointerpretazioni allusivi che vengono ad assumere una funzione del
tutto diverso dal passato inventando una costruzione di interazione tra
autoanalisi e ricerca della verità oggettiva a partire con altri
artisti come, Reni, L. Giordano, A. Carracci,
Poussen Tiziano e
altri già citati. Ma e nel sentimento
dell’ansia che si
interrogano storici e studiosi, psicanalisti, antropologi da oltre un
secolo nasce con la nostra società moderna. Si nutre dell’etica della
competizione per le performance del successo poteriologico l’ansia può
finire talvolta con l’impadronirsi anche della stessa vita è
dell’accumulazione dell’individualismo
in parte voluta con l’evoluzione tecnologica del computer dove
l’individuo acquista sempre di più consapevolezza di dominatore
assoluto del nulla, fino in casi estremi alla perdita dell’identità. Dopo
la scoperta della “follia” con Freud emerge quel “male oscuro”.
E’ l’allontanamento dall’umanità iniziando da Gouguin rifugiandosi
nel mondo esotico che riesce ad esprimersi in un altro non appartenente
certamente al suo. Sempre in quel periodo l’uomo inizia a mettersi in
moto “ verso la vera catastrofe della propria dissoluzione con
l’esperienza forzata della guerra e totalmente traumatizzato inizia a
vivere giorno per giorno vivendo la possibilità del proprio modo di
essere, sembra che voglia sempre fuggire non tanto dall’invidia o dal
nemico visibile ma, quanto da se stesso, meglio da un angoscia
terrificante e lacerante che coglie l’individuo all’improvviso. Finito
il tempo epocale Leonardiano dell’uomo dominante qui oggi si rivela al contempo tutta la
tragedia e la miseria della esistenza umana, cosi si arriva
definitivamente si alla fine del concetto fisionomico. Autoritratto
è Autoanalisi Autoritratto
è l’autobiografia della mia vita da cui registro le mie esperienze
intime con profonda passione per la vita, creando una sorta di autoanalisi
che stimola la mia crescita, passando dall’isolamento mentale a fine
creare tramite il mio terzo occhio immagine microbiologiche, a cui
racchiude l’essenza del mio “essere” rendendomi
conto della realtà e, nel momento in cui passa il mio tempo,
mostrando il mio (già) passato ma, che solo l’obbiettivo potrà fermare
è rendere atemporale ciò che Io sono. Ma
è la ricerca dell’umanità perduta che si traduce alla fine della
rappresentazione meramente realistica dell’autoritratto che oggi diventa
una vera autentica interpretazione dal modo di essere nello stato
esistenziale con l’uomo che spogliato di etica morale e di umanità
annullando la propria identità lacerandola, tagliandola,
e deformandola con ammassi di carni devastanti che riscopre “ il
nuovo uomo”, una icona
patologica dal tempo di Caravaggio a l’urlo di Münch e allo tempo steso
F. Bacon. Artisti come Picasso si sono mascherati per ricercare dignità
perduta (vedi nel suo autoritratto ) con la parrucca, Dalì invece si crea
una autoicona teatrale gioiosa intellettuale dissacrante con ironia
(mitici sono i suoi memorabili baffi) e il suo autoritratto plasmato
metamorficamente con i
corpi nudi femminili formando il suo teschio. Attualmente sembra che oggi non
si possa più fare almeno dell’autodistruzione,
artisti che usano mezzi della chirurgia/virtuale per documentare il
processo di mutazione facendosi anche trenta
interventi per fotoriprodursi i
loro processi metamorfosi altri usano il corpo come codice di ambiguità
per pretesto “dell’autolesionismo” altri ancora usano la
terrificante follia del sesso/spettacolo come trofeo finalizzato in
centimetri di lunghezza ad arrivare alla morte mi viene a mente il dannato
e grande Mapplethorpe generando
contaminazione fra
generazioni come una catena di
S. Antonio, che a portato straziante e lacerante morte dal AIDS. Altri
invece come Gilbert&George hanno attivato la pratica
dell’autoerotismo speculare, scioccante intellettuale, mentre Koons, ci
mostra la sua penetrazione intima con sua ex moglie. In molti Musei, Gallerie del mondo c’è solo una cosa che
accomuna la nuova Umanità; un ritratto scioccante di un Nuovo Uomo Trans-genico (chimico)-tecnogico, snaturato asettico,
alla ricerca di -se-stesso- e perduto dalla sua stessa natura in un mondo
oramai Post-Umano ossessionato
da un disordine psicologico. Tornando a noi e alla mia
“autovisione” sul “l’autoritratto”,
secondo me ha più che mai il
diritto di essere indagato, studiato, con gli strumenti attuali
reali o virtuale, con
l’importanza strategica espressiva della comunicazione, è, lo
sguardo interiore che deve essere messo in luce l’interiorità positiva
abbagliata d’amore come una icona illuminata dall’anima dando un senso
più positivo alla vita, tramite la nostra fotografia sarà possibile
conoscersi meglio e conoscere anche gli altri, attraverso il rispetto la
sensibilità umana. Essa mi crea felicità
interiore,/ arricchisce culturalmente la mia vita,/ facendomi crescere
come uomo,/ portandomi a capire meglio gli altri,/ qualche volta mi sempra
di comunicare qualcosa di universale,/ avverto delle volte delle voci
dolci prima di oltrepassare delle cose grigie/ e piene di insidie/ un
costane ansimare del mio respiro/ mentre sono spinto da un richiamo
interiore cercando di entrare per i mutamenti costanti/ che lo stesso
corpo e spirito recepisce con speranza/ la voglia di una nuova vita./ Stimolato
dall’emozione del mio proprio inconscio in comunione con il (logos) per
riscoprire il senso autentico originale del valore umano. Partendo
dal presupposto che ogni essere deve essere se steso e non vendersi al
mercato della moda del momento ma rimanere anima (libera intatta) e no
contaminata con la falsità nella loro negazione alla vita nel mondo e che
vengono favoriti dalla mercificazione del mercato. Trovare invece il senso
unitario rimane l’idea che apre la mente
“FOTOTERAPIA
DELL’ANIMA” Autofotografarsi
per me non significa con il mezzo meccanico o con congegni finalizzati dai
genitali, ma, con la nostra anima, questo è il vero “autoritratto la
vera icona”. A
me interessa l’idea il fascino puro l’erotismo, sensualità magnetica,
creare bellezza illuminata sotto l’impulso metafisico spirituale. Noi
siamo lo specchio della nostra anima è riflettiamo quello che siamo, se
esterniamo bellezza, dolcezza, creatività emotiva
la nostra bellezza verrà fuori come una vera icona plasmata
abbagliata d’amore creando valore positivo alla nostra personalità
nel caso contrario sarà brutta e insignificante ad ogni modo uscirà
sempre la nostra vera natura,
questa e una vera esperienza essenziale
che ogni creativo deve inevitabilmente percorrere. L’artista
che opera con il concetto visivo dell’autoritratto è un creatore e
inventore di veri equilibri non solo estetici ma un esploratore
dell’anima (uno studioso
autodidatta) nel suo modo di essere, e psicologo,
a cui e chiamato ad assumersi
le sue responsabilità.
Un immagine è, un momento che durerà per sempre
la nostra vera grandezza consiste proprio nell’immortalità a ciò
che passa sotto visione ma
se ti lasci perdere quel momento
l’avrai perduto per sempre.
Ma è la memoria che costruisce il vero valore imprescindibile
legame con la nostra propria identità. Autoritratto
è,
una espressione di ricerca del proprio (io)/ l’artista e un creatore che
plasma “materialmente
la sua spiritualità”/, è la propria umanità che con amore
trasmette la sua trascendente sapienza/. L’autore si
<<libera>> esprimendosi iconograficamente/. “La pratica
dell’autoritratto è una forza trasmessa dall’amore come una sorta di
vera“ fototerapia dell’anima”/.
Leonardo
Maniscalchi
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